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Lago del Turano | Pro-Loco Castel di Tora

Lago del Turano

Lago del Turano

La Valle del Turano è orientata in senso sud ovest – nord-est. E’ delimitata sul suo lato orientale dalla catena montuosa considerabile quale prosecuzione dei monti Simbruini, cioè quella dei monti Carseolani, che hanno nei 1.508 metri del Monte Navegna la vetta più alta e su quella occidentale dalle propaggini a levante dei monti Sabini, mediamente meno elevati dei Carseolani. Altre vette superiori ai mille metri sono il monte San Giovanni con i suoi 1.201 mt., il monte Faito 1.227 mt., il monte Aquilone 1.337 mt e il monte Cervia di 1.436 metri.
Nella parte bassa della Valle, attorno ai centri di Castel di Tora, Colle di Tora e Rocca Sinibalda i profili più aspri della montagna cedono il passo alle più morbide rotondità delle colline. L’altezza media risulta essere compresa tra i 600 ed i 900 metri. I paesi di Ascrea, Castel di Tora, Paganico Sabino e Colle di Tora dominano il Lago offrendo scorci incantevoli e suggestivi. Risale al miocene il sollevamento dell’Appennino Centrale. Un tempo questi luoghi erano sommersi dalle acque del mare. Le rocce di natura prevalentemente calcarea hanno avuto origine in ambiente marino di “transizione”, ovvero in una zona di raccordo tra l’area di piattaforma carbonatica (area M. Nuria) e quella pelagica di mare aperto (rilievi della Sabina). Questa posizione intermedia ha dato origine a materiali calcarei caratterizzati da una elevata componente detritica che deriva dalla mobilizzazione e caduta per frana sottomarina dei sedimenti originatisi al margine della contigua area di piattaforma. Successivamente, durante il miocene, il penultimo Periodo dell’Era Cenozoica, la riattivazione di una grande faglia a direzione Nord-Sud, estesa da Antrodoco fino ad Olevano Romano, ha direttamente interessato l’area. Ha avuto così inizio la fase “orogenetica” che ha portato al sollevamento dell’Appennino Centrale. Il successivo rilassamento delle strutture montuose ha infine favorito la deposizione del Flysch, un sedimento terrigeno derivante dallo smantellamento dei rilievi in fase di emersione del mare. L’area appare oggi particolarmente suggestiva sotto il profilo morfologico e reca ancora evidenti tracce dell’ultima era glaciale terminata 10.000 anni fa.
Una valle fluviale di grande bellezza è rappresentata dalle gole dell’Obito dove una profonda forra, incisa in rocce calcaree, si allarga progressivamente man mano che affiora il flysch, più tenero e dunq ue più facilmente erodibile, sino a giungere alla sella che separa la valle del Salto da quella del Turano.
Il territorio comprende diversi comuni: alcuni gravitanti verso la Salaria quali Belmonte, Casaprota, Monteleone Sabino, Poggio Moiano e Torricella Sabina, altri che si affacciano direttamente sul lago come Ascrea, Castel di Tora, Colle di Tora, Paganico e Posticciola ed infine quelli più interni come Collalto, Collegiove, Longone, Nespolo, Pozzaglia, Roccasinibalda e Turania. Per l’età più antica i ritrovamento di maggior interesse sono quelli preistorici e protostorici, risalenti al bronzo medio, al bronzo antico ed al neolitico, provenienti dal costone di Battifratta e dalla grotta Rocco di Prospero nel comune di Poggio Nativo. Le ricerche effettuate lungo la valle hanno permesso, inoltre, l’individuazione di ripari sotto roccia, come il riparo Liliana (in prossimità della diga), dove sono stati recuperati materiali riferibili alla tarda età del bronzo.
Sempre ascrivibili in un contesto del tardo bronzo sono i materiali recuperati nella grotta Pila nel territorio di Poggio Moiano. In questa zona l’unico centro abitato, ricordato anche dagli antichi autori come Virgilio e Plinio il Vecchio, è Trebula Mutuesca corrispondente all’odierno Monteleone Sabino, di cui restano notevoli strutture oggi parzialmente visibili. Numerose sono tuttavia le presenze archeologiche, riferibili ad età preromana e romana, disseminata nelle campagne. Purtroppo la costruzione del bacino idroelettrico, oltre ad aver trasformato radicalmente il paesaggio, ha causato la perdita di una parte del patrimonio archeologico della zona: le emergenze archeologiche erano connesse principalmente alla via consularis, che passando per il fondo valle collegava la via Salaria alla via Valeria.
In antico, la bassa valle del Turano gravitava nella sfera d’influenza del municipium di Reate (Rieti), la media in quella del municipium di Trebula Mutuesca (Monteleone Sabina) e l’alta valle risentiva dell’influsso della vicina Carsioli (Carsoli). L’area, come tutta la Sabina, venne nel 290 a.C. conquistata definitivamente da Mario Curio Dentato e fu progressivamente inserita nelle strutture istituzionali romane, fino ad essere inclusa nella Regio IV (Sabina et Sanuúum) nella successiva risistemazione augustea.
Nel 1938, nella Valle del Turano i contadini vendemmiarono e raccolsero le pannocchie di granoturco sull’acqua. Una diga alta 80 metri, messa in funzione da pochi giorni, iniziava a formare un lago artificiale. Si racconta che in ottobre, mentre le acque già salivano, gli abitanti costruirono delle imbarcazioni ed andarono a raccogliere le pannocchie e i grappoli d’uva non ancora sommersi. Nell’inverno la valle sparì ingoiata dalle acque. Nacque così il lago del Turano. Se il bacino idroelettrico s’era reso necessario per il progresso industriale dall’altra parte portò via le migliori terre ai contadini costretti a cederle in cambio di poche lire. Per loro il lago fu solo una calamità. Molti emigrarono nella capitale e nelle città del nord in cerca di lavoro, i paesi lentamente si spopolarono. Durante la seconda guerra mondiale la povertà diventò miseria, la penuria di pane venne compensata dalla polenta di granturco, cibo della provvidenza. Dopo la guerra due generazioni si succederanno prima che il lago si facesse perdonare e la pace venisse fatta.
Oggi il lago del Turano, al di là del compito per cui fu ideato e costruito, è semplicemente se stesso, un angolo di bellezza agreste immerso nel verde della natura lontano dalla calca, dal chiasso ad un’ora da Roma, si presta volentieri a soddisfare il tempo libero di chi cerca un posto tranquillo per un picnic, per l’appassionato naturalista, per passeggiate a cavallo, per il trekking, per chi vuole praticare sport come la pesca, il parapendio, il ciclismo, la canoa, il nuoto, lo sci d’acqua, il trial, l’enduro, l’addestramento cani da caccia, o solo per riposarsi.
Il lago lungo 10 chilometri, 4,75 chilometri quadrati di superficie, altitudine m. 536 slm, un perimetro di 38 Km ca, una capacità di 163 milioni di metri cubi, una profondità max di m. 60, il bacino ha le seguenti coordinate, carta I.G.M., longitudine 0° 31′ latitudine 42° 13′ e si trova in provincia di Rieti, al centro d’Italia, nell’alta Sabina. Fu realizzato per ottenere energia elettrica e per regolare il flusso dei fiume Turano evitando così le frequenti piene che danneggiavano la Piana Reatina. I lavori ebbero inizio nel 1936. La diga del tipo detto a gravità è lunga m. 256 ed è alta 80 metri. La struttura è in calcestruzzo ed alla sua realizzazione lavorarono più di 3000 persone, l’opera fu terminata nel 1938 con un notevole costo in vite umane, lungo la SP 34 all’altezza della diga è stata apposta una lapide con i nomi di tutti gli operai deceduti. La risalita delle acque determinò la sommersione di case coloniche della vallata e del paesino di Colle Piccolo che fu ricostruito su un rilievo dando luogo all’attuale abitato di Colle di Tora.
Il lago Turano è in comunicazione con il lago del Salto attraverso una galleria lunga circa 9 Km., da quest’ultimo parte una seconda galleria che lo collega con la centrale idroelettrica di Cotilia a Cittaducale, tutta situata in caverna. Ai fini della classificazione, le acque del bacino artificiale del Turano vengono annoverate tra quelle principali e per le caratteristiche fisico-chimiche e biologiche, è consentita la pesca.